Vegetalmente Sani

KmZeroSi chiama Progetto Chilometro Zero l’operazione con cui Coldiretti Veneto vuole convincere mense, chef e grande distribuzione a proporre ai consumatori preferibilmente prodotti stagionali del territorio.

Dietro al termine km zero – mutuato dal protocollo di Kyoto – c’è il tentativo di cambiare stile di vita ricordando che se pranziamo con il vino australiano, prugne cilene e carne argentina spendiamo in termini energetici più di quel che ingurgitiamo.

Far volare il vino e far navigare la carne contribuisce in modo significativo all’emissione di anidride carbonica, mentre cibarsi in modo energicamente corretto (con prodotti locali) permette di risparmiare decine di chili di petrolio.

Accorciare le distanze significa dunque aiutare l’ambiente, promuovere il patrimonio agroalimentare regionale e abbattere i prezzi.

Accade già nei mercatini agricoli distribuiti su quasi tutto il territorio regionale dove le tipicità vengono vendute senza intermediazioni, niente imballaggio e nessun costo di conservazione.
E’ anche questo il motivo del successo dei distributori automatici di latte, sempre più diffusi perché favoriscono l’acquisto consapevole e la sicurezza del prodotto rintracciabile.

Solo in Veneto esiste un circuito di ristoratori che si son impegnati a servire “menù a km zero” ovvero pasti realizzati con ingredienti provenienti dalle campagne circostanti.
Amministrazioni pubbliche stanno orientando i bandi per le mense scolastiche secondo i criteri prioritari individuati dalla proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da Coldiretti.

Grazie a 25 mila firme raccolte in 4 mesi, il “km zero” è una Legge Regionale, la n. 7 del 25 Luglio 2008, la prima a livello nazionale del genere, che riconosce le mense collettive, la ristorazione privata e i supermercati che adottano la produzione enogastronomia veneta nella misura percentuale dal 30 al 50 percento. Coldiretti Veneto ha fatto una proposta di legge per la quale sono state raccolte 25 mila firme in pochi mesi. Il testo di legge prevede la presenza di alimenti tipici, legati al territorio, nelle mense collettive di asili nido, scuole di ogni ordine e grado, ospedali, residenze per anziani e nei menù della ristorazione. Il comparto agricolo regionale produce frutta, latte, formaggi, carne, uova, vino e zucchero con livelli di alta qualità e in quantità superiori al fabbisogno dei 4 milioni e 650 mila veneti. Ciò nonostante il Veneto è la seconda regione in Italia per importazione di prodotti agricoli dall’estero spacciati per territoriali e destinati alle mense di 40 ospedali, 269 centri servizio per anziani, 359 scuole elementari e medie e 20 università. L’impegno di centomila imprese che gestiscono più di un milione e duecentomila ettari pari a 2/3 della superficie totale corrisponde ad una produzione lorda vendibile pari a circa 5 miliardi di euro.
La legge regionale n. 7 del 25 luglio 2008 è stata modificata dalla Legge n. 3 del 22 gennaio 2010 "Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionali".

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FARMER MARKET
La spesa si fa in campagna! E’ boom per cantine, frantoi, malghe e fattorie che sono sempre più impegnate nella vendita diretta dal produttore al consumatore. Sette italiani su dieci, spinti da motivi diversi, si recano almeno una volta nell’arco dell’anno a fare la spesa in azienda. Il risparmio è garantito (intorno al 30%), ma anche il desiderio di sapere che cosa portano in tavola è appagato. Così come la volontà di inquinare di meno sostenendo al tempo stesso l’agricoltura locale (in base alla regola del chilometro zero).

Tra gli ostacoli che tengono lontani molti potenziali clienti urbani è la localizzazione delle imprese agricole: per questo stanno nascendo un po’ ovunque i farmer market, cioè i mercati cittadini nei quali i produttori vendono direttamente la merce senza passaggi intermedi. Da Gennaio, grazie ad un decreto Regionale 301/2007 ogni comune può avviarne uno con cadenza variabile a seconda delle esigenze.

 

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